Passiamo la vita con l’ambizione di acquistare cose sempre più costose e preziose, con l’illusione di esserne proprietari fino a quando non decideremo di venderle o sostituirle con altre ancora più difficili da raggiungere, ma in realtà non capiamo che siamo solo utilizzatori temporanei di tutto ciò che abbiamo con fatica acquistato ed il piccolo godimento che proviamo ogni volta che riusciamo ad ottenere il possesso è assenzio che toglie ai nostri sensi godimenti ben più lunghi e profondi. 
La realtà è che il possedere qualcosa conforta la nostra paura di non essere abbastanza per noi stessi e per chi amiamo. 
Pensiamo che sia meglio passare una vita ad accumulare cose da lasciare ai nostri figli anziché provare a vivere con loro quanto più tempo ed emozioni possibili, così che ciò che resterà nelle loro menti non potrà mai essere distrutto dal tempo, passare di moda o rivenduto per monetizzare. 
Dovremo provare a dare ai nostri figli la nostra fragilità e la nostra forza, perché possano sentire meno il peso delle loro fragilità e delle loro paure, vedendo i genitori come esseri normali che piangono ed hanno paure, esattamente come loro e non come super eroi di cui vivere il mito sentendosi sempre inferiori.
Proviamo a mettere da parte per loro più opportunità per giocare al meglio il gioco della vita e non a dargli la soluzione già a tutto togliendogli il gusto della sconfitta e della vittoria e rendendo loro la vita un mare piatto dove non serve superare tempeste per scoprire terre sempre più meravigliose. 
Proviamo noi stessi a trovare il coraggio di ammettere che se non riusciamo ad affrontare la nostra paura di mostrarci davvero, potremmo solo possedere oggetti e persone che spariranno quando troveranno padroni più facoltosi o che resteranno con noi perché saremo la sola opzione possibile, ma non una scelta quotidiana dettata dalla stima e dall’amore per ciò che siamo davvero . 
Io ho deciso di non possedere nulla ma di limitarmi ad utilizzare ciò che mi occorre di materiale. 
Allo stesso tempo ho rinunciato ad inseguire coloro che vendono al miglior offerente la loro merce facilmente deperibile poiché loro stesse non sanno di avere nella mente un tesoro che le renderebbe davvero preziose. 
Questo mi spinge sempre più a fottermene del giustizio di coloro che si accapigliano per avere il miglio pezzo sul mercato ed anzi li guardo con tenerezza e spesso con commozione ricordando a me stesso che per tanto tempo ero anche io così. 
Amo la mia condizione di utilizzatore e non di proprietario che nel comune gergo commerciale si definirebbe di “Nullatenente”. 
Averne compreso il senso mi pone in una condizione di forza verso coloro che hanno paura di perdere ciò che credono essere la loro ricchezza. 
Vorrei tanto che l’eredità della mia vita fossero i miei errori più che le mie vittorie ma più di tutto fosse l’esempio di chi ha fatto della sua temporaneità ed imperfezione gli stimoli per vivere ogni giorno con la curiosità di chi sta vedendo per la prima volta un film che non replicheranno più; la vita! 
L’Imperfetto 2017 
Pasqua